giovedì 15 novembre 2012

La madre della rivoluzione sessuale

34 anni fa moriva Margaret Maed, antropologa statunitense che aveva descritto l’adolescenza nelle tribù neozelandesi. Innescando un cambiamento culturale nell'Occidente
15 novembre 2012
di Caterina Visco
DA: http://daily.wired.it

Margaret Mead
Quando è morta, il 15 novembre 1978, Margaret Maed era una delle donne e degli antropologi più famosi al mondo, non soltanto nella stretta cerchia della comunità scientifica. Aveva ottenuto prestigiosi incarichi, numerosi riconoscimenti e aveva vissuto una vita completamente diversa da quella che si aspettava di vivere,
semplicemente perché aveva incontrato e seguito la sua vera passione: l’ antropologia. A 16 anni Margaret si immaginava moglie di un futuro reverendo, madre di sei figli, laureata in inglese e dedita alla sua parrocchia. Aveva già incontrato il suo futuro (primo) marito, Luther Cressman, studente di teologia, un giorno d’inverno: mentre pattinava con le amiche sul French Crick, lui l’aveva affascinata con il racconto di Antigone, la tragedia di Euripide, studiata il giorno prima alla lezione di greco. Inizialmente la giovane seguì le sue fantasticherie: si iscrisse al DePauw College e sposò Cressman. Lungo il sentiero però scelse un percorso diverso per sé stessa. A 23 anni aveva una laurea in psicologia al Barnard College di New York, un master alla Columbia University ed era una ricercatrice sotto la supervisione del padre statunitense dell’antropologia, Franz Boas, e della sua promettente assistente Ruth Benedict. Inoltre, si stava preparando per il viaggio che le avrebbe definitivamente cambiato la vita: quello che l’avrebbe portata alle Isole Samoa. “ La scelta è ricaduta sulle Samoa perché il mio professore aveva posto come condizione che io andassi in un’isola dove c’era una barca ogni tre settimane, per poter tornare indietro”, raccontò anni dopo Margaret. L’obiettivo della giovane era studiare le adolescenti samoane per capire se lo stress e la turbolenza tipici delle coetanee statunitensi fossero caratteristiche biologiche legate all’età, o se invece fossero determinati da pressioni sociali e culturali. Margaret, come Boas e Benedict, credeva fortemente nell’importanza dell’osservazione diretta per lo studio dell’antropologia e nella necessità di studiare le popolazioni ancora isolate prima che le loro culture venissero contaminate dal contatto con l’ Occidente. Maed restò 9 mesi sulle Isole Samoa, imparando la lingua degli abitanti, studiando il loro usi e intervistando 68 ragazze di diversa età. Scoprì che l’adolescenza in queste isole era un periodo sereno di transizione all’età adulta, non segnato, come negli Stati Uniti, da stress emotivi e psicologici, ansia e confusione. Questo anche grazie alla libertà di sperimentare e di costruire la propria identità che veniva lasciata loro dagli adulti delle tribù. Tornata a New York, Margaret pubblicò il risultato dei suoi studi nel libro, Coming of Age in Samoa ( L’adolescente in una società primitiva). Volutamente non era un libro scientifico ma diretto al grande pubblico, scritto in maniera che tutti potessero comprenderlo. “ Quando sono tornata e ho deciso di pubblicare i risultati dei miei studi, ho pensato che sarebbero stati interessanti soprattutto per gli insegnanti, che non parlano la lingua samoa e non hanno familiarità con termini troppo scientifici. Quindi ho scelto di scriverlo semplicemente in Inglese”. Il libro fu un successo straordinario - ancora oggi è un best seller internazionale - e oltre ai risultati conteneva anche qualche consiglio pratico per genitori e insegnanti su come ridurre la pressione sulle adolescenti. Sulle isole Samoa Margaret aveva anche compreso la portata della sua passione per l’antropologia, che abbracciò senza riserve. Divorziò da Cressman nel 1928 (che diventò un famoso archeologo e professore universitario) e si dedicò anima e corpo allo studio e alla divulgazione delle conoscenze acquisite. Nei successivi 50 anni si sposò altre due volte, ebbe una figlia, scrisse 44 libri e oltre mille articoli tutti tradotti in numerose lingue, non smise mai di viaggiare e prendere appunti. È considerata la madre della rivoluzione sessuale grazie al volume Sex and Temperament in Three Primitive Societies ( Sesso e temperamento in tre società primitive) e la nonna del movimento femminista statunitense, ed è stata anche la prima a inserire una documentazione fotografica negli studi antropologici. Ebbe insomma una vita ben diversa da quella della moglie di parroco che sognava da ragazza.

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